Termini dello Shiatsu: Cikai, Negai, Inori

Come sapete uno dei valori fondamentali dello shiatsu è dato dalla possibilità di entrare in risonanza con l’altra persona: se è triste, sentirsi triste con lei; se è contenta, sentirsi contento; se sta bene, stare bene insieme a lei. Se non riusciamo a cogliere questa vibrazione non possiamo comprendere cosa realmente la persona sta chiedendo. Spesso noi ragioniamo a senso unico: ti do questo; faccio questo per te; in realtà stiamo facendo tutto per noi stessi, non è mica così facile offrire veramente.

Fino a quando non comprendiamo dentro noi stessi cosa veramente questa persona sta chiedendo non è tanto facile fare ciò che è necessario; e non è neanche sufficiente chiedere: “ha detto così e quindi questo è quello di cui, dentro di se, sente bisogno”. Il linguaggio ha un limite, e quindi sta a noi indovinare cosa c’è veramente dietro le parole. Anche quando siamo entrati in sintonia con l’altro non è cosi facile capire: se non c’è risonanza è quasi impossibile.

CIKAI: RISONANZA CON SE STESSO

Anche rispetto a come impegnare dobbiamo considerare tre modi; il primo riguarda se stessi e consiste nel prendere una decisione. Però per decidere è necessario un proposito. Decidere senza aver chiaro un proposito è pericoloso, infatti anche “Ti uccido” è una decisione! Per evitare questo pericolo è necessaria la guida e la direzione di un proposito. Allora chi studia e pratica Shiatsu deve prendere una decisione con se stesso avendo ben chiaro un proposito: perché studia e pratica shiatsu. All’inizio non è necessario che sia la decisione che il proposito siano troppo grandi, anzi meglio partire da qualcosa che sia realizzabile, che possa essere attuato entro la giornata stessa. Poi, avendo fatto questo allenamento, gradualmente aumentare ed allargare decisioni e propositi a ciò che richiede un anno, a ciò che richiede una vita intera. Non è detto che un piccolo proposito significhi poco impegno: significa solo che è realizzabile in breve tempo. Partendo da qui poi diventa necessario darsi un proposito per la cui realizzazione ci vuole un arco di tempo più lungo.

NEGAI: RISONANZA CON GLI ALTRI

Negai significa avere un desiderio. Non per se stessi, cioè egoistico, ma per un’altra persona. Nel nostro caso questo consiste nel desiderare, ad esempio, che il “paziente” superi il suo disturbo, che stia bene e sia più felice. Questo tipo di desiderio è indispensabile per lo sviluppo della nostra spiritualità e per entrare più profondamente in sintonia con gli altri.

La prima cosa di cui dobbiamo renderci conto è che per realizzare un desiderio che riguarda altre persone ci vuole tempo, quindi è necessario coltivare la pazienza. Non si può dire quanto tempo sarà necessario aspettare, certamente non è possibile mettere un limite: senza la pazienza di aspettare e collaborare per la realizzazione di ciò che desideriamo il nostro era un falso desiderio. Quindi: pazienza! Senza pazienza avremo un trattamento buono tecnicamente che potrà togliere qualche sintomo; ma il problema di fondo si ripresenterà la prossima volta. L’uomo deve essere creativo, valorizzare i problemi, non eliminarli. La differenza tra l’atteggiamento creativo e quello distruttivo, è l’accettazione con animo positivo dell’individuo nella sua globalità, cosi com’è, come si presenta ogni volta. In un certo senso chi studia da terapista deve essere, contemporaneamente, anche un educatore. Ho detto educatore, non insegnante. Cosa vuol dire? Penso che avrete sentito, ad esempio, che i bambini imparano guardando la loro mamma! Non è tanto ciò che la mamma insegna ad educarli, quanto l’osservazione di come lei stessa impegna la sua vita, cioè in che modo cucina, come lava, con che atteggiamento vive la vita familiare. E guardando questo che i bambini crescono ed imparano.

Per chi fa Shiatsu è lo stesso: non è sufficiente l’orgoglio, o l’arroganza, di saper trasformare un piccolo sintomo; quasi fosse chissà quale premio! Basta poco per far migliorare un qualche sintomo, non è poi cosi complicato. Chi fa il terapista deve diventare anche un esempio di vita in modo da far pensare: “anch’io voglio vivere come quella persona: sempre sorridente, sempre positivo”. Se a quel punto viene anche voglia di imparare lo Shiatsu, non è mica male! In realtà ci vorrebbe qualcosa in più, cioè: educazione senza educare. Questo tipo di discorsi ci porta a considerare che, per quanto riguarda la medicina, esistono tre modi di cura delle malattie. Il primo, quello moderno, possiamo definirlo: della guarigione forzata. Spesso la “guarigione forzata” non è vera guarigione, in realtà è stato solo spostato il sintomo. Non è questione di “oriente” o “occidente”, dipende dall’atteggiamento, quindi anche una tecnica orientale può essere indirizzata verso la guarigione forzata, e, al contrario, una tecnica occidentale può diventare guarigione di un altro tipo. Dipende dall’atteggiamento con il quale indirizziamo il nostro impegno. Allora fino a quando si parla di “guarigione forzata” riferendosi al terapista, va bene: è la sua pratica di allenamento tecnico; in questo caso però, il paziente dipenderà sempre da lui perché non sa come mai è guarito, che cosa ha prodotto il cambiamento, che cosa può, personalmente, fare. Non ha nessuna informazione. Il secondo modo di cura consiste nel seguire la Legge di Natura: se abbiamo mangiato troppo, mangiare di meno; se c’è stitichezza, purgarsi; se non abbiamo riposato abbastanza, riposare, oppure, se riposiamo sempre, smettere di riposare, spesso riposiamo troppo.

Seguire la Legge di Natura significa fare il contrario di quello che facciamo normalmente e che ha dato origine al sintomo. Quindi anche lo shiatsu se viene utilizzato solo in modo tecnico, senza dare altre indicazioni al paziente, viene ad essere una forma moderna di cura, quella che ho definito “guarigione forzata”, ed il fatto che la sua origine sia in oriente non è una garanzia rispetto ad un discorso di atteggiamento. Allora, quanto meno dare un compito al paziente; il modo ed il momento giusto per farlo ognuno lo deve scoprire da se ma, senza chiedere troppo, proporre un impegno semplice che possa essere fatto in maniera continuativa. Il vero impegno del terapista quindi è di fare impegnare il paziente. Senza questa parte non c’è educazione: ad esempio, chiedere di fare, almeno una volta al giorno, cinque minuti di pratica di respiro profondo. Bisogna dare questo tipo di piccoli consigli per farlo impegnare con la sua consapevolezza e con il suo corpo, altrimenti restiamo sempre allo stesso livello, non possiamo migliorare.

Il terzo modo di guarigione è quello in cui non c’è più terapia, non più medicine. Il solo interesse è di vivere meglio, e si è talmente impegnati in questa ricerca che tutto il resto diventa secondario. Cioè: se il sintomo deve sparire, che sparisca, se deve rimanere, che rimanga, comunque sei così impegnato a cercare di vivere meglio che lo stesso sintomo diventa una buona occasione per la tua ricerca. Possiamo dire che lo Shiatsu è diventato veramente professionale se riusciamo ad indirizzarlo verso questa terza direzione. Altrimenti se il sintomo migliora, la malattia sparisce, ma il paziente non trova motivo nè gioia di vita, e continua ad essere triste e a lamentarsi non trova senso a guarire. Almeno fino a quando c’è un problema rimane in lui una spinta per eliminare il disturbo; se non c’è più disturbo e non nasce interesse per la vita in questo caso il terapista è colpevole. Se togli uno stimolo a vivere devi sostituirlo con qualcosa; è qui la difficoltà. Allora, avete capito cos’è la pazienza?

INORI: PREGHIERA

In pratica: ho deciso per me stesso di impegnarmi con questo paziente con il proposito di aiutarlo; il mio desiderio è che la sua vita migliori e, con pazienza, aspetterò che ciò si realizzi.

Allora: prego di avere il coraggio che mi aiuti a mantenere il mio proposito (Cikai) e a realizzare il mio desiderio (Negai) .

Questo è il senso di Inori: pregare di trovare il coraggio; perché se mi impegno, quali che siano le mie mancanze, ad accettare qualsiasi compito che la Vita mi porrà davanti, allora ci vuole coraggio.

Come San Francesco che pregava: “Signore dimmi cosa devo fare, dammi forza”. Questo è il vero senso della preghiera, non: “ti prego fammi guarire presto”. Senza impegno non c’è vera preghiera, perché, quando ci si impegna, i problemi aumentano, e ci vuole più coraggio, non vi pare?

Pressione perpendicolare. Cioè, pensiero, immaginazione, senza trucchi, senza bugie: da questo pensiero creativo, arriva la direzione… la pressione perpendicolare diretta.

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