Il Tamburello

Immaginate una spiaggia assolata, linda, tranquilla, frequentata da serafiche coppie di signorotti e signorottone di mezza età, con pancetta da dopolavoro e inseparabile “sorellina” Novella 2000 di serie. Immaginate un sereno dopopranzo da “abbiocco”, dopo aver ingurgitato, a “capa” naturalmente, nell’ordine: 2 kg di maccheroni imperiali al forno con ragù di salsiccia di cinghiale umbro, originale mozzarella di Buffalo Bill, tempesta di dadini di “parmafotto”, abbondantissime spruzzate di piacentino dell’ultima glaciazione e, dulcis in fundo, così, tanto per “alleggerire” il tutto, quaranta o cinquanta fette di melanzane fritte con olio di datteri rigorosamente usato, proveniente dalla nota officina palermitana “Turi Posi e io ti frego”; trecento “tagliatine” di carne di Furia Cavallo del West procurate dallo “zio Ciccio” proprietario di un macello clandestino di pony express; macedonia di Canguria, dolcissimo melone proveniente dalle sconfinate lande australiane; cassata multistrato di ricotta prodotta con latte di cammello, candi… ti del collegio “Oristano Ovest” e sontuosa copertura di crema di asparagi liofilizzata; caffè; limoncello; amaro; aperitivo per prepararsi psicologicamente al pranzo successivo.

Immaginate la soffice sabbia cosparsa di “spaparanzati” addomi russanti, abbandonati a oniriche visioni di vele e “veline”. Ecco, immaginate ora, improvviso e terrificante, un orribile rimbombo, un urlo nel silenzio del sole, un colpo secco e squillante. Una magistrale “battuta” proveniente dal vicino rettangolo di Tambeach (tamburello da spiaggia, per i meno fighi!), in un orario assolutamente proibito, dove 4 euforici ragazzetti si danno battaglia a base di rumorosissime scudisciate!

Questo è, invariabilmente, il normalissimo e scontato primo approccio con il popolarissimo gioco del tamburello da tutti “sperimentato”. Ma, a differenza di ciò che molti (soprattutto se nati in Sicilia, isola dove il tambeach è stato inventato) potrebbero pensare, questo gioco non è solo un divertimento da spiaggia, ma uno straordinario sport da giocare su terra, indoor, a muro (soprattutto nel Monferrato), a bracciale, in ufficio contro la scrivania del capo mentre è in pausa caffè. Dappertutto, insomma!

Ebbene, il magico tamburello, disperazione di mamme e nonnine, è un gioco con la palla che, ovviamente, prende il nome dal caratteristico attrezzo che si usa per colpirla. È sport assai popolare, seppure in varie forme, in tutto il globo terracqueo. Però, a differenza di quanto abbiamo visto in relazione a molti altri sport di cui ci siamo occupati, sorprendentemente il presente non è stato inventato nella patria degli “schizzati”, alias l’Inghilterra (come dimenticare “pezzi di bravura” come l’Hockey subacqueo e, addirittura, tenetevi forte, il Rugby subacqueo!). Questa volta qualche pazzo albionico si sarà certamente trasferito in tempi remotissimi nel Bel Paese e, dopo migliaia di generazioni, il suo patrimonio genetico ha consentito il miracolo. Esatto, amici, questo sport è di origini italianissime.

Se, infatti, è sicuro che fosse giocato già molti secoli fa nel nostro paese, è altrettanto pacifico che si tratti di gioco sicuramente assai più antico. È sufficiente ricordare, per esempio, come già un codice del X secolo, il “Cronicon Salernitanum”, attestasse l’esistenza di un gioco simile al tamburello. E 600 anni dopo il magico Antonio Scaino da Salò, autore di un bellissimo “Trattato del Giuoco con la Palla”, ricorda come ai suoi tempi fossero tre i giochi più “in”: la “pallacorda” (ricordate, qualche secolo più tardi, un glorioso “giuramento della Pallacorda”?), il “bracciale” (il più classico dei giochi italiani del Rinascimento) e la “palla con lo scanno”, vera e propria antenata del tamburello (palla di cuoio colpita con lo “scanno”, specie di pala con una striscia di cuoio intorno all’impugnatura, in modo da rendere più salda la presa). Da allora, si è evoluto fino alle moderne “evoluzioni spettacolari”, ma la sostanza del tamburello rimane la tradizione.

L’aspetto culturale legato a questa gloriosa tradizione, infatti, è assai significativo. Basta andare a visitare il “Museo del Gioco del Pallone a Bracciale e del Tamburello” a Santarcangelo di Romagna per averne conferma. D’altronde, non per nulla questo era un gioco “da fighetti” nel Rinascimento!

Al di là di tutto, il tamburello, senza dubbio, è sport impegnativo e spettacolare.

Vediamo come si gioca. Due squadre composte da cinque atleti, un campo di m 80 x 20, niente rete. Unica delimitazione, una bella striscia tracciata sul terreno, funzionale a dividere in due il rettangolo. Attrezzo unico, il tamburello. E poi, via a colpire a più non posso la povera pallina a velocità supersoniche (i 250 chilometri all’ora non sono un’utopia), in un batti e ribatti angosciante. L’evoluzione dell’attrezzo ha portato, oggi, al moderno tamburello di plastica, in grado di “mazzolare” una sfera di gomma semipiena di 82 grammi e 61 millimetri di diametro.

Il tamburello è sport oltre che divertente, anche difficile tecnicamente e formativo agonisticamente. Richiede buone doti tattiche e soprattutto un costante allenamento specifico. Quindi, per eccellere, evitiamo di pensare di andare a fare due tiri in spiaggia due o tre volte alla settimana! I migliori giocatori sono agili, potenti, intelligenti, sicuri e dotati di quella preziosa virtù necessaria sempre nella vita: l'”occhio fino” (io ne ho tanto, per esempio. Ma solo per le curve femminili!). Non ultima qualità del tamburellista deve essere la capacità di adattamento, essendo fondamentalmente sport di squadra.

In Italia, culla mondiale del tamburello, vi è una strutturatissima Federazione e una inesausta attività agonistica: campionati di serie (A, B, C, D) e di categoria (giovanili, amatori, veterani), maschili e femminili, attività internazionale, coppe e trofei (in particolare la Coppa Italia).

Lo scudetto 2000, andato agli alessandrini del Castelferro, è l’ottantasettesimo di una storia cominciata nel 1898 con il trionfo della Nicolò Barabino di Genova.

Cari amici, concludo il mio intervento settimanale nella convinzione che fare due tiri a tamburello non possa aver mai fatto male a nessuno. Anzi, sono convinto che quasi tutti voi abbiate almeno una volta provato l’ebbrezza di “spazzolare” una pallina in spiaggia. Certo, centrare in testa il classicissimo commendatore in sdraio e bibita è il sogno di tutti, ma non molti riescono a coronarlo! In ogni caso, se volete saperne di più su questo bellissimo gioco, volate sul sito della Federtamburello, www.federtamburello.it. È fatto assai bene, e quindi vi troverete tutto l’occorrente. 

Buona mira a tutti!

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