Il Calcio a 5

Chi non ha mai giocato a “calcetto”? Nessuno penso si sia fatto mancare il sottile piacere di mettere un paio di sgangherate scarpette e il completino da spiaggia stile sbarco a Riccione, per poi esibirsi in mitiche evoluzioni tecnico-agonistiche in cui un’unica splendida protagonista riesce sempre a giungere prima sul pallone: la “panza”! E come ci accaniamo, o miei prodi compagni di sventura calcistica, se qualche amico fa il “veneziano” e non passa al palla, o se il buontempone di turno si arrischia a portare con se il famigerato “fuoriclasse che ci cambia la squadra”, poi irrimediabile “ciofega” di proporzioni bibliche! Tutto ciò sta a dimostrare la forza incredibile di questo sport, la sua capacità di penetrazione nel tessuto sociale, la sua pervasività.

Ormai, in Italia, il calcetto ha sostituito quasi del tutto il calcio tradizionale, a livello di sport da “scapoli-ammogliati”, proponendosi come lo sport più praticato a livello popolare e amatoriale. Non vi sono dubbi di sorta: il calcio a 5 è il gioco più potente di tutti nel creare circuiti di relazioni sociali. Perché la partitella viene preceduta da una sottile rete di “abboccamenti” e telefonate per l’organizzazione. Perché in campo si gioca, ma di più si parla dei propri fatti. Perché la pizza post-agonistica in compagnia degli sfigati compagneros aspiranti emuli di Adriano Foglia (magico attaccante siciliano della nazionale italiana di calcetto) si sta rivelando ormai il momento di aggregazione più gettonato nelle itale sponde.

Un “classico” più classico del famoso bicchierino post-prandiale! E con tanto di fidanzate, mogli e assatanati ragazzini al seguito!   

Le ragioni del travolgente successo di questo sport sono molte. Innanzitutto il calcio a 5 è una costola del calcio a undici, sport nazionale amatissimo da tutti gli italiani. Ancora, esso presuppone due squadre di cinque persone, facilmente disponibili in un gruppo di amici. Inoltre, le dimensioni del campo di calcetto (40 metri di lunghezza e 20 metri di larghezza, con le porte alte 2 metri e larghe 3, con il fondo in erba sintetica) ne facilitano l’installazione presso i Centri ed i Circoli sportivi.  Poi, cosa fondamentale, è sport praticabilissimo anche da giocatori della stessa età di Vianello, per di più con qualsiasi condizione climatica. Last but not least, la già sviscerata straordinaria dimensione sociale. Il vero plus del calcetto rispetto a tutte le altre pratiche sportive popolari.  

Del resto, questo è uno sport sano e appassionante, da tutti i tecnici indicato come preparatorio per i giovani che si avvicinano al calcio, giacché assai adatto allo sviluppo psicofisico dei ragazzi, per gli spazi ridotti e i movimenti più congruenti.  

E poi altre due caratteristiche fondanti rendono questo gioco bellissimo. Primo, i cinque giocatori che disputano la gara possono essere intercambiabili attraverso sostituzioni illimitate, senza interruzioni di gioco, in modo da comporre un quadro dinamico e spettacolare di grande suggestione. Secondo, lo scontro e il contatto fisico non trovano alcuna cittadinanza regolamentare in campo, consentendo l’esaltazione pura delle mere doti tecniche e agonistiche degli atleti, abbinate alla più o meno sapiente disposizione tattica della squadra.  

Ma non tutti sanno che il calcio a 5 ha una storia importante e una ramificata e strutturata organizzazione agonistica in tutto il mondo, con campionati di eccezionale valore come quello brasiliano o spagnolo e con manifestazioni internazionali seguitissime da tifosi e media. Ripercorriamo, allora, la sua storia, per comprenderne la marcia trionfale verso l’attuale meritato successo planetario.   

Se si parla di dare calci a un qualcosa di sferico, allora bisogna per forza trasferirsi in Brasile. È proprio lì che il calcio a 5 nasce, intorno al 1920. Cullati dal caldo sole delle magiche spiagge carioca, molti incredibili giocolieri verdeoro pensano bene di attirare la folla degli sciabordanti ragazzotti (e delle impressionanti ragazzotte, direi io!), sfidandosi, cinque contro cinque, su un mini-campo allestito a pochi metri dal mare.  

Il gioco prende subito il nome di “Futebol de Salao” e si sviluppa in modo così repentino che, intorno agli anni ’50, si assiste alla nascita della prima Federazione Brasiliana di calcio a cinque.  

Nello stesso periodo, il Futsala comincia a prendere piede anche in Europa e, specificatamente, in alcuni paesi del Nord Europa (Belgio e Olanda, soprattutto). Perché proprio lì, direte voi? Semplicemente per la ragione che gli inverni troppo rigidi non permettono lo svolgimento dei tornei di calcio e, così, durante la sosta, le società di calcio a undici tradizionali si catapultano nei palazzetti per disputare tornei di calcio indoor.  

Tra gli anni ’50 e ’60, anche in Italia il cosiddetto “calcetto” comincia diffondersi. In special modo a Roma, vera patria del calcio a 5 nostrano, sui campi da tennis in terra battuta trasformati, senza rete e con l’utilizzo di mini-porte, in campi di calcio a cinque, all’interno dei circoli sportivi sul Lungotevere.  

La data storica, quella del lancio in grande stile, è il 1961. Sotto l’egida del pioniere Gustavo Valiani, viene realizzata la prima edizione della Coppa dei Canottieri di calcio a cinque, riservata ai più prestigiosi circoli sportivi romani. Nel 1978 viene creata la Federcalcetto, poi soppiantata dalla FIC (Federazione Italiana Calcetto), da cui deriva, in base ad una scissione interna, la LIC (Lega Italiana Calcetto).  

Risultato: ben due campionati vengono disputati in Italia, dal 1978 al 1983, anno di grazia in cui la disciplina viene inglobata all’interno della F.I.G.C.  

Il primo vero campionato F.I.G.C. risale, infatti, alla stagione 1983/84.  

Ma un ulteriore passo viene compiuto. Se il calcio a cinque, fino al 1989, è gestito dalla Federazione attraverso il Comitato Nazionale Calcetto, alla prima Assemblea Nazionale delle Società di calcio a cinque, nel 1989, si sancisce la delega della gestione alla Lega Nazionale Dilettanti, con la creazione di una Divisione Calcio a cinque, cui viene affidata la competenza dei Campionati Nazionali, mentre i Campionati Regionali sono di competenza dei singoli Comitati Regionali.  

Naturalmente, la maggior parte dei tornei nazionali fin qui disputati si sono rivelati un discorso tra capitolini. Le società romane, forti di un vantaggio competitivo assai marcato rispetto a tutte le altre realtà via via nate in tutta Italia, hanno dominato in lungo e in largo. Squadre mitiche come la Roma R.C.B (4 scudetti), la BNL Roma (4 scudetti), il Torrino Sporting Club Roma (2 scudetti) rappresentano storia e leggenda di questo sport. Ma, negli ultimi anni, anche altre realtà come Torino (scudetto nella stagione 98/99) o Augusta si stanno facendo strada a suon di risultati.  

A livello mondiale, non vi è bisogno di sottolinearlo, il Brasile, padre, madre, zio e cugino del calcetto, la fa da padrone incontrastato, con ben tre mondiali vinti. Poi, Argentina, Spagna, Olanda, Russia, Portogallo e USA (la vendetta dei “popcornari”!) sono le altre “potenze”. Ma l’Italia, con un quinto posto nei mondiali del 96 e un terzo e un quarto agli europei del 1999 e 2001 sta rinvenendo a grandi passi, anche grazie all’apporto notevole degli oriundi brasiliani.  

Amici, in conclusione vi invito a praticare ancora a mani basse il calcetto, senza procurarvi strappi di sorta e senza troppo sacramentare contro i vostri sodali meno dotati calcisticamente. È Pasqua, siamo buoni!   

Per saperne di più, potete “zompare” su alcuni siti ben fatti a livello nazionale e internazionale come: www.divisionecalcioa5.itwww.sportec.comwww.futsalplanet.comwww.futsalbrasil.com.br 

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